Interivita ABANDONWARE - Gruppo 3: Giornalisti


Gruppo 1 - Sviluppatori, Produttori e Distributori
Gruppo 2 -
WebMaster e Videogiocatori
Gruppo 3 - Giornalisti


Gruppo 3 - rispondono Andrea Minini Saldini (in arte Gorman), Paolo Besser e Paolo Paglianti


Infine siamo giunti a coloro che, grazie alla loro obiettività, potranno spostare l'ago della bilancia in un verso o nell'altro: i giornalisti! Diamo il benvenuto a Andrea Minini Saldini, Paolo Besser e Paolo Paglianti:

D> Potreste presentarVi a chi ancora non vi conoscesse? Dove avete lavorato e che ruolo avete ricoperto? Attualmente di cosa vi occupate?

Gorman: Sono Andrea Minini Saldini. Sono stato caporedattore della rivista K dal 1992 al 1995, della rivista ZETA dal 1995 al 1997 e ora sono direttore responsabile delle riviste Giochi per Il Mio Computer (GMC), Xbox Magazine Ufficiale, PSM, Play Nation e Nintendo La Rivista Ufficiale. Oltre agli incarichi prettamente editoriali che il mio ruolo comporta, sono anche responsabile della produttività delle cinque testate che seguo.

Paolo Besser: La mia "carriera" di giornalista nasce con Zzap!, nel 1990, di cui sono diventato capo-redattore nel lontano 1992. In seguito ho curato l'omonimo sito web come direttore e webmaster, ho lavorato su tutte le riviste della Xenia (da GigaByte a PC Action passando per TGM, CD Magazine e tutte le altre), e fatto una breve capatina altrove come direttore esecutivo di Next Station. Ultimamente sono "tornato a casa" e, oltre a curare una sezione del sito TGM Online, e continuare a scrivere i miei articoli per PC Action e TGM, mi sono occupato della realizzazione di un nuovo numero di Zzap!, che ha visto la luce nel maggio scorso. Oggi mi occupo, con Giancarlo Calzetta, della "conduzione" di PC Action.

Paolo Paglianti: Ho iniziato a lavorare per le riviste di videogiochi nel 1989, con la pubblicazione della soluzione di Ultima IV su Kappa. Fino al 1993 ho scritto per Kappa, curando tutto il "reparto soluzioni" sia scrivendo molte recensioni, in particolare di Giochi di Ruolo. Visto che al tempo non esisteva nessun tipo di GameFAQs le soluzioni erano molto importanti per i nostri lettori - dovevo finire i giochi a tempo di record, a volte non dormendo la notte! E' stato un periodo bellissimo della mia vita, che ricordo con molta nostalgia, dove sicuramente la passione per il videogioco era preponderante rispetto all'aspetto lavorativo. Dal 1992 al 1996 ho lavorato per ZETA (dato che Kappa passò a un gruppo editoriale concorrente) e poi, dopo un anno di servizio civile, ho ripreso a lavorare nelle riviste di videogiochi con Giochi per il Mio Computer. In questo periodo ho collaborato anche con altre riviste, tra cui Focus e il sito Gamesmania.com, in inglese. Oggi sono il caporedattore di Giochi per il Mio Computer, e pertanto spesso e volentieri non dormo per motivi piu' lavorativi che "giocosi", ma come puo' confermare la mia adorata moglie, passo parecchie notti con giochi di ruolo, avventure e strategici. Tolgo il volume, pero'!

 

D> Già da un po' di tempo si fa un gran parlare di retro-gaming e da un paio di anni ha preso piede il fenomeno dell'Abandonware, anche se qui in Italia ancora stenta a prendere piede, lungi dall'essere del tutto compreso. Conoscete questo termine? Se sì, come ne siete venuti a conoscenza? Ve ne siete mai servito e se sì, perché o in quale occasione?

Gorman: Beh, come videogiocatore di lunga data conosco il termine anche se, francamente, non ricordo la prima volta che l'ho sentito o visto utilizzare. Sporadicamente l'ho utilizzato sulle riviste.

Paolo Besser: Si parla di Abandonware almeno da quattro, cinque anni. Da quando, cioè, con l'introduzione dei processori Pentium si è demarcata una netta distinzione tra "vecchi PC" (286, 386, ecc.) e "nuove generazioni". Credo che anche il passaggio da MS/DOS a Windows 95 abbia contribuito attivamente alla nascita del fenomeno.

Paolo Paglianti: Il termine "Abadonware" per me è sinonimo di "notti passate a giocare con Amiga e 286". L'ho "scoperto" relativamente presto, verso il 1996. Riuscii a ritrovare "vecchie glorie" come Sword of Aragon, Demon's Winter e Questron. Alcuni di questi titoli li ho rigiocati sui moderni (per quei tempi) computer, e penso che conservino intatte le loro caratteristiche, per certi versi ineguagliate, di giocabilità e realismo.

 

D> Tutto il fenomeno basa la sua sopravvivenza sulla tolleranza da parte delle SH. Ciononostante, l'Abandonware è comunque illegale perché infrange i Diritti d'Autore dei rispettivi detentori. Avrete sicuramente seguito sulla rete la scena dell'Emulazione prima ed il proliferare degli MP3 poi. Secondo la Vostra esperienza, anche l'Abandonware, prima o poi, affronterà le difficoltà legali già incontrate dagli altri due fenomeni tipicamente internettiani? Prima o poi terminerà l'età dell'oro dell'Abandonware o è un fenomeno destinato a auto-alimentarsi di continuo?

Gorman: Credo che i "problemi" incontrati dagli MP3 siano relativi. A oggi è tuttora semplicissimo procurarsi qualsiasi tipo di canzone o brano musicale in quel formato. Il mio augurio è che le software house si decidano a trarre profitto dalle loro creazioni passate, realizzando server con download a pagamento (a prezzi modici ovviamente, direi non più di 5 euro per titolo). Un discorso che vedrei molto bene per l'intero fenomeno del retrogaming (MAME in testa).

Paolo Besser: Gli psicologi parlano da decenni di "personalità borderline", per indicare quelle persone esattamente sul "baratro" tra normalità e patologia. L'Abandonware, così come gli MP3 e certa emulazione, si può considerare un'attività informatica borderline, proprio perché sta a metà strada tra le Leggi e il buon senso. Le Leggi dicono che il software è protetto da Diritto d'Autore per settant'anni, il buon senso invece suggerisce che un programma, un qualsiasi programma, dopo cinque anni è obsoleto. Per questo sono convinto che il fenomeno si auto-alimenterà, perché a mano a mano che gli anni passeranno, sempre più programmi finiranno nel circuito Abandon.
Io comunque non ne farei un principio da sbandierare. Per anni ci siamo chiesti cosa se ne facessero le Software House dei Diritti su giochi vecchi come
PacMan e Pengo, ma oggi che escono i PDA, i telefonini di nuova generazione, e mille altri apparecchi portatili, ci rendiamo conto che sugli stessi giochi possono guadagnare ancora. Nulla da stupirsi, quindi, se qualche Software House continuerà a vedere l'Abandonware e l'emulazione come fumo negli occhi.
Gli MP3 invece sono un fenomeno diverso, che riguardano un mercato diverso da quello del software e che meriterebbe un discorso a parte. Ma qui siamo OT...

Paolo Paglianti: Per quanto riguarda gli MP3, penso sia una tematica differente. Credo che primo o poi le case discografiche scopriranno che possono fare molti soldi vendendo le tracce via internet.
L'Abadonware è tutt'altra cosa, IMHO. Si tratta di vecchi giochi che a stento funzionano sui computer moderni, e più andremo avanti più questo "baratro" si farà più profondo. Credo anche che un nuovo giocatore (che ha iniziato a giocare su PC nel - supponiamo - 2001) non possa apprezzare in nessun modo i giochi così vecchi, dato che l'essere umano si basa così tanto sull'aspetto visuale. Di conseguenza, credo che le "crociate" contro l'Abadonware presto o tardi si esauriranno. Da questo punto di vista, mi ritengo piuttosto fortunato, in quanto ho potuto giocare a tutti quei giochi quando erano il "massimo" del divertimento elettronico, e li ho gustati a fondo al momento giusto. Oggi li ho ancora (di molti ho ancora la scatola!) e ogni tanto ci rigioco. E' un po' come vedere delle vecchie foto con gli amici. E' bello ricordarsi di come "eravamo" e delle belle sensazioni di quel periodo, ma oggi gli amici sono cresciuti come noi, e sono diversi. Alcuni sono rimasti, altri se ne sono andati.

 

D> Molti programmatori hanno accettato o addirittura hanno contribuito al fenomeno Abandonware vedendo in esso una specie di rivalsa contro quelle SH che tramite il Copyright si sono di fatto impossessate delle loro creazioni ed idee. Cosa ne pensate?

Gorman: Situazioni del genere vanno valutate caso per caso. Resto dell'idea che alla base delle loro creazioni ci fosse un contratto, che non credo abbiano firmato con una pistola puntata alla tempia. Le SH, oltre a "essersi impossessate delle loro creazioni ed idee", si sono anche assunte tutti i rischi connessi alla produzione di un videogioco. Che non sempre porta denaro nelle casse delle SH stesse.

Paolo Besser: Che nella migliore delle ipotesi ci hanno guadagnato sopra anche loro. Mi piace l'atteggiamento paterno di chi considera un gioco "una sua creazione", e quindi coccola e appoggia qualsiasi iniziativa che ne mantenga la memoria, mi piace un po' meno il comportamento di chi firma un contratto e, a posteriori, decide che la cifra pattuita era troppo bassa.

Paolo Paglianti: Grazie al mio lavoro, ho spesso contatti con le SH e programmatori "di punta". Una delle domande che più spesso rivolgo a questi "guru" è proprio relativa al fenomeno dell'Abadonware. Tendenzialmente, i programmatori e designer ne sono entusiasti - d'altra parte, vedere gente che crea siti, o addirittura riprogramma porzioni di gioco per permettere la compatibilità con i sistemi operativi moderni fa indubbiamente piacere. Da questo punto di vista, si capisce facilmente come mai dei programmatori indipendenti, quando possono, rilasciano il codice dei propri giochi come freeware. Un caso eclattante è Ultima IV, che non solo è stato reso pubblico dal mitico Richard Garriott (a.k.a. Lord British), ma è stato adattatto a 256 colori (dai 16 originali) e arricchito di tracce midi.
Purtroppo, il reparto marketing delle software house non è cosi' contento di queste operazioni, dato che tendono, ovviamente, a sfruttare ogni occasione per fare soldi. Non li biasimo affatto, per loro è un lavoro. D'altra parte, molti titoli oggi Abadonware non sono proponibili per il pubblico contemporaneo (Ultima 4 è grosso in KB quanto un'icona a 16 milioni di colori in Windows XP!), quindi presumo saranno sempre più tolleranti.

 

D> Nella Vostra posizione attuale (o in quella che avete ricoperto), come vedete il fenomeno Abandonware? Al contrario di quelle straniere, la maggior parte delle testate italiane continuano ad ignorare il fenomeno, evitando o addirittura proibendo alla Comunità di parlarne sulle loro pagine internet. A cosa è dovuta questa repulsione? Paura di rendere "ufficiale" e dare credito ad un fenomeno comunque illegale? Paura di eventuali ripercussioni del mondo videoludico (inteso come SH e Distributori)?

Gorman: La paura non credo proprio sia quella di ritorsioni da parte di SH e Distributori. Il problema è che l'abandonware è a oggi illegale. E trattare temi illegali su una pubblicazione è sempre molto delicato.

Paolo Besser: Alle Leggi, che in materia di tutela del Copyright sono molto restrittive. Piaccia o meno, mettere un programma - per quanto vecchio - a disposizione di tutti, senza il permesso dell'Editore, resta un reato a tutti gli effetti. L'induzione, o l'apologia, di reato qui in Italia sono a loro volta reati abbastanza gravi. Nessuno però ci ha mai impedito di manifestare democraticamente eventuali posizioni polemiche nei confronti di alcune Leggi, e molto spesso alcune di queste idee hanno trovato spazio anche sulle riviste italiane.

Paolo Paglianti: Ci sono due tematiche. In primo luogo, stiamo parlando di qualcosa che è al limite del legale, e quindi parlarne su una rivista a diffusione nazionale come GMC è delicato. Inoltre, sono convinto che i nostri lettori che giocavano già all'inizio degli anni 90 ne sanno quanto noi, di Abandonware. Gli altri non riuscirebbero a giocare a questi giochi, semplicemente.

 

D> E il vostro punto di vista da videogiocatore? Condividete il fine dell'Abandonware?

Gorman: Assolutamente sì. Come ho detto mi piacerebbe che venisse legalizzato, dando modo a chi lo desidera di divertirsi con videogiochi del passato senza dover essere obbligato a violare la legge.

Paolo Besser: Il fine, almeno teoricamente, è nobile e condivisibile. Mi auguro che prima o poi le Software House stesse si sensibilizzino al problema, e rispondano a questa precisa esigenza con buon senso.

Paolo Paglianti: Non credo si tratti di un "obiettivo" comune a migliaia di siti, italiani e non. Semplicemente, Internet è stato per molti di noi come aprire il proverbiale vaso di Pandora. Prima di internet, molti di noi pensavano di essere i soli matti a tenere decine di scatole in cantina, conservandole gelosamente come un pezzo della propria storia. Dopo Internet, ci siamo accorti che siamo moltissimi, e in tutto il mondo, e quindi c'è stato un naturale "ritorno di fiamma". Quindi, più che obiettivo o fine, parlerei di passione comune.
Detto questo, spero che i programmatori abbiano la meglio sul reparto marketing, e che tutti i videogiochi siano resi liberi dopo 10 anni dalla pubblicazione. Anche perché, con l'evoluzione dei sistemi operativi e dei computer, probabilmente tra dieci anni non vorremo più giocare a
Doom III !

 

D> Secondo Voi il fenomeno potrà mai "legalizzarsi", ad esempio trovando un accordo tra le parti interessate per la ridistribuzione dei titoli abbandonati sottoforma di shareware o tramite la creazione di una libreria-database ufficiale alla quale tutti possono liberamente accedere? Chi può spingere o comunque appoggiare la causa Abandonware in modo che vengano ascoltate le sue ragioni? Deve rimanere tutto in mano a dei singoli utenti privati o c'è veramente qualche addetto ai lavori che potrebbe mediare?

Gorman: Vedi risposte precedenti. Sì, questo è esattamente quanto auspico. Penso che se qualche casa di rilievo prendesse l'iniziativa, e dimostrasse l'eventuale validità commerciale della cosa... le altre seguirebbero a ruota. Chi potrebbe fare da rompighiaccio? Non ne ho la minima idea. Sicuramente Lucas potrebbe vantare il catalogo più appetibile.

Paolo Besser: Gli Editori esistono, sono esseri umani a cui si può parlare, e mi pare che ultimamente si siano anche organizzati in un'associazione. Mi auguro che oltre ai roboanti proclami contro la pirateria informatica e contro chi ne fa uso, si muovano anche in tal senso. A proporre questo tipo di iniziative, però, dovrebbero essere i consumatori, che dovrebbero di loro iniziativa costituirsi in qualche associazione. E' comodo scrivere tre righe in HTML in cui si rivendicano i propri Diritti di "vecchi giocatori", un po' meno sbattersi e portare avanti il discorso con argomentazioni precise e attendibili.

Paolo Paglianti: Spero di sì. Tuttavia, credo sia impossibile creare un "organismo super partes".

 

D> L'Abandonware ci avvicina anche ad un concetto spesso dibattuto dagli esperti (o perlomeno spalleggiato dagli Autori): il videogioco come Arte piuttosto che come mero Intrattenimento. Se raggiungesse lo status di oggetto artistico, sarebbe legittimo parlare o agire in funzione della sua salvaguardia contro i rischi di "estinzione informatica"? In questa ottica, credete sia eticamente giustificabile, seppure illegale, il fine che l'Abandonware si prefigge?

Gorman: Assolutamente sì. Eticamente è a mio parere inattaccabile. Tornando al parallelo con il retrogaming "allargato", non ho idea di quanti coin-op il MAME sia riuscito a salvare dall' "estinzione". Penso che per l'abandonware il discorso sia del tutto analogo.

Paolo Besser: Una volta l'arte era costituita da pezzi unici che potevano essere soltanto "riprodotti". Bisogna vedere fino a che punto il master di un CD o di un floppy possa essere considerato come un'opera originale di Dalì o come un pentagramma autografato da Mozart. L'idea che i videogiochi, o meglio, che TUTTI i videogiochi possano essere considerati una forma d'arte, purtroppo, crea in me numerosi scetticismi. Anche le canzoni di Britney Spears, allora, sarebbero arte.

Paolo Paglianti: Oggi per "arte", o meglio, per "diritto degli artisti" si intende ogni CD musicale protetto da SIAE. Da questo punto di vista, il videogioco ha già "guadagnato" questo status.
Che sia un bene o meno, per l'Abandonware, è tutto da vedere. Credo che il
MAME e l'opera dei siti Abandonware siano un ottimo "museo" fatto da appassionati che - magari come effetto secondario - preserverà tutti questi giochi. Per citare "Blade Runner", quantomeno non si perderanno come lacrime nella pioggia. Sarebbe stato un peccato.

 

D> La durata del Copyright sul software è a detta di molti Autori troppo lunga per tutelare realmente il prodotto (che anzi rischia così l'estinzione). Secondo Voi il diffondersi del pensiero Abandonware e la rivoluzione di pensiero che comporta potrebbe portare gli "addetti ai lavori" ad elaborare un concetto di Copyright informatico più elastico? Sareste favorevoli ad una tale linea di pensiero se non addirittura alla sua attuazione? Quali benefici, se ce ne fossero, potrebbero risultarne?

Gorman: Non credo si arriverà a questo. Troppi interesse in gioco. I benefici... beh, il vostro sito li dimostra in maniera sufficientemente chiara, no?

Paolo Besser: La durata del Copyright sul software è un controsenso a tutti gli effetti. Col PC si è giunti finalmente a una certa "standardizzazione" dell'hardware, ma pensiamo soltanto ai sistemi che andavano di moda vent'anni fa: non si potrebbe giocare ad alcun gioco del Vic 20, oggi, se non esistessero gli emulatori. E' anche vero, però, che oggi stanno nascendo tante tecnologie di potenza medio-bassa su cui il vecchio software girerebbe da dio. Pensiamo alla versione 2.0 di Word per Windows: non la vedreste molto bene su un palmare con PocketPC? Eppure si tratta di un programma di dieci anni fa! Appoggio comunque in pieno l'idea di un Diritto di Copyright più elastico, ma questo dovrebbe riguardare non soltanto il software, ma anche la musica e le altre opere commerciali.

Paolo Paglianti: Dei benifici, ne ho già parlato nella risposta precedente. Della possibilità che il Copyright sia ridotto, non ne ho idea se è possibile legalmente.

 

D> Avete commenti da aggiungere?

Gorman: Una sola cosa. Che provo una forte ammirazione per chi gestisce il fenomeno Abandonware tentando di autoimporsi delle regole. Sarebbe molto più facile "fregarsene" di tutto. Fortunatamente, invece, c'è chi cerca di gestire le cose con criterio.

Paolo Besser: Il profitto non è tutto nella vita. Ci sono opere da cui è lecito aspettarsi di guadagnare per un certo periodo di tempo, ma SOLO per QUEL periodo. Dopodiché, ciò che non si guadagnerebbe più in denaro, certo lo si ricompenserebbe con l'immagine. Nella fattispecie, suppongo che una Cinemaware che regala i propri vecchi successi faccia di sicuro una miglior figura di qualsiasi altra Software House impegnata a far chiudere i siti che distribuiscono i suoi prodotti di vent'anni prima.

Paolo Paglianti: Si: spesso giro sui siti Abandonware un po' come guardo i vecchi album di foto con gli amici. E' bellissimo vedere un gioco che pensavo di ricordami solo io e scoprire che ci sono altri migliaia di matti come me in giro per il mondo. Complimenti per il lavoro!

 

Grazie per la Vostra disponibilità,

Gerusalemme


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